The Who vol. 1 – VINILE in edicola

E’ uscito, ormai ovunque, l’ultimo numero di Vinile. In copertina ci trovate gli Who d’inizio carriera e all’interno potete in effetti ripassare alcune “perle discografiche” del loro primo periodo – il grande merito è soprattutto quello del collezionista Alberto Genero – e leggere qualcosa di mio.

 

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Sì, loro sono in arrivo. Ed io in partenza, tra mille progetti tra cui quello di cui ho scritto su questo blog mesi fa (andatevelo a rileggere) intitolato THE WHO BY FANS. Prossimamente leggerete dettagli più specifici sull’argomento, che sto per illustrare  agli stessi protagonisti.

Vi segnalerò una pagina Facebook che raccoglierà la vostra canzone degli Who preferita. L’idea è quella di inserire il titolo accanto al nome di ogni fan che, ovviamente, si dichiari d’accordo riguardo alla pubblicazione.

Alcuni di voi stanno già raccogliendo e producendo materiale, i più zelanti lo hanno già messo a disposizione e li ringrazio di cuore. Da Londra, Los Angeles e Coachella tornerò senz’altro con altra carne al fuoco, ma poi sarà il momento di chiudere i giochi, quindi l’invito è quello di fare bene mente locale sin da ora. Non c’è alcun obbligo, solo una grande passione e il desiderio di riunire materiale inedito e belle storie personali per omaggiarli in una pubblicazione che uscirà in tutto il mondo, anche in lingua inglese.

Il mio compenso finale, qualunque esso sia, andrà al Teenage Cancer Trust – altrimenti che omaggio sarebbe?

Nel frattempo buona lettura di Vinile e buona fortuna a tutti. Godetevi i concerti italiani.

Come loro, nessuno.

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PIETRO TAMBURINI – IL MIO PRIMO SAN SIRO – MILANO 5 LUGLIO 2016 è martedì

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UUUUUUHHHHHHHHHH!

Io e la mamma siamo andati a vedere BRUCE SPRINGSTEEN a Milano.

Chi è? Quel signore lì che è uscito e si vede come al cinema?

La mamma dice Sì!

E dov’è Pete?

Stasera non c’è.

Ho riconosciuto la voce delle canzoni e anche qualche canzone.

Mi piace BECAUSE THE NIGHT. E la chitarra DLENG! DLENG!

CIAOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO MILANOOOOOOOOOOOOOO ha detto

CIAOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO

abbiamo fatto con le mani come le onde

Erano tutti simpatici e si sentiva FORTISSIMO.

C’era il sole, poi le luci TUTTE accese.

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Sono andato a letto alle 2 e 35 come i grandi. Oggi posso usare il computer bianco e canto.

Da grande voglio i capelli lunghi come quello del BAR.

 

Il mio nome è Penny Dreadful

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Penny cammina esile come un giunco, elegantissima e un po’ barcollante sulla neve. Tutto è raffinato: la sua bellezza (è interpretata da Eva Green, perfetta per il ruolo), i vestiti d’epoca (ci troviamo nella Londra di fine ‘800), le architetture vittoriane. Attorno a lei, c’è la prudente tristezza di un inconsueto Timothy Dalton, il Sir che per una serie di vicissitudini ne diviene una sorta di padre. C’è poi la bellezza sportiva e dai tratti americani del – suo malgrado – Lupo Mannaro Josh Hartnett, che la amerà e la salverà dall’Inferno finale.
Non si può svelare troppo, la prima serie è trasmessa in tv e la terza (conclusiva) è da poco su Netflix. Ma può essere utile indicare i telespettatori più adatti, di certo non i bambini poiché l’horror (qui di alta classe) è piuttosto forte, in certi momenti. Tuttavia non solo gli amanti del genere potranno apprezzarla poiché Penny Dreadful è una rete di complessità leggendarie, che percorrono persino il mito letterario di Oscar Wilde con un Dorian Gray che solo apparentemente seduce con i suoi tratti luminosi (Reeve Carney è oggettivamente uno degli uomini più belli sul pianeta), ma in realtà nasconde una sanguinosa tragedia: quella di un’imposta eternità. Condividerà quest’ultima con due creature di un giovane Doctor Frankenstein eroinomane (il sensibile Harry Treadaway), prima fra tutte l’ex prostituta in cerca di vendetta Billie Piper.
Tra altri personaggi (giungerà un irresistibile Conte Dracula e farà capolino Dottor Jekyll), spicca per profondità la seconda creatura privata di mortalità. Rory Kinnear, tra i massimi interpreti di teatro inglese, si trasformerà nella vicenda sciogliendone i nodi fondamentali. Egli si rivelerà nel suo “incantesimo eterno” colui che possiede più Anima dei viventi.
E’ stato forse un processo naturale che Penny Dreadful, serie genialmente concepita da John Logan in omaggio ai miti della Letteratura horror, contenesse molti archetipi della psicologia, nell’inconscio di Penny ma che incarnano, nel contesto generale, anche un inconscio collettivo.
Perché ogni percorso di lotta della protagonista è legato a doppio filo con il suo essere Donna. Coloro ai quali cede, per poi dolorosamente sottrarsi appena in tempo, sono quasi tutti dei narcisisti perversi – qui intellettualmente colti e ricercati – che vedono in lei l’unico specchio profondo nel quale riflettersi per darsi un’identità. Ma dato che il narcisismo porta sempre con sé una maledizione – la desolante solitudine interiore – e che Penny, pur attratta dalle ombre che le sono da sempre familiari, è un essere in realtà profondamente spirituale, e alla costante ricerca di purezza, i suoi “uomini” disumanizzati cercano continuamente di dominarla, ferendola con amore malato. Ed ecco il grande colpo di teatro che pervade l’ultima scena di ognuno dei Tre Atti: non riusciranno mai a dominarla.
John Logan nel 2016 ci saluta con un’eroina femminista. Vive nell’800, ma racconta di noi. E c’è un altro colpo di coda: il rispetto per la morte quando diviene l’evento che ricongiunge un padre a un figlio, un amore perduto all’amata ritrovata, una donna sopraffatta dal demoniaco alla propria resurrezione chiamata LIBERTA’.

 

ps: Il nome Penny è volutamente riferito alla protagonista – vedi titolo. Lei ha in sé tutto e tutti, e non solo l’identità di Vanessa Ives

All This Beauty

Vibro, stasera, tra gocce di temporale. Capita che la vita ti faccia dei bei regali, tramite persone che rappresentano angeli in terra.

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Il racconto della mia passeggiata con Elvis Costello al Parco del Valentino di Torino per il quotidiano “Libertà” di Piacenza, donata ad Elvis qualche giorno dopo, mi è tornato indietro. Accade inaspettatamente oggi, e con dedica.

I’m singing and dancing in the rain…

 

Welcome to Italy, Mr. Costello

Se non avete mai assistito ad un Solo Show di Elvis Costello, probabilmente non saprete mai fino a che punto un musicista possa vivere di musica, senza risparmiare un fiato. Non perdetevelo, se potete.

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Troverete la mia chiacchierata con Elvis pubblicata, a tempo record, tra pochissimi giorni su Classic Rock (numero di giugno).

Inoltre scriverò un pezzo sul suo mini tour italiano – aspetti musicali, aneddoti, temporali e gite nel parco – sul quotidiano Libertà di Piacenza. Tra una manciata di ore sarò a Milano e poi in altre tre città. Spero di salutare qualcuno di voi, ieri sera è capitato con un amico che non vedevo da parecchio…

Thanks for the Music and thanks for the intimacy, dear Elvis. It was 21 years ago but it’s so pleasant to talk with someone that knows what you know. That’s what happens when you’re honest.