Ciao Antonio, maestro della Gioia

Maestro Abreu, mai come in questo ultimo anno – in cui ho ripreso in mano i miei studi musicali e iscritto mio figlio al Conservatorio – ho pensato a te e a quanto la musica abbia cambiato la vita di tantissimi giovani. Sei stato un rivoluzionario delle periferie, ma forse sarebbe meglio definirti un sognatore che ha cambiato una parte di mondo da un’idea. Lo ha colorato, gli ha dato il pane e le rose nel cuore, dove prima c’erano povertà e solitudine.

Io appartengo a una fase della vita in cui i sogni sembrano un’inutile distrazione, ma tu continui a indicarmi la differenza tra un’illusione solitaria e un sogno collettivo. Il bene, alla fine, richiama il bene. E tu ci hai lasciato tanta, tanta, tanta gioia della musica. E, naturalmente, ci hai “regalato” Gustavo. Voglio dirti che il mio primo pensiero adulto è stato la convinzione che la musica sia un linguaggio straordinario di realizzazione personale e di pace, e voglio dirti che questo pensiero sarà anche l’ultimo che avrò.

Grazie!

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