THE FIRE STILL BURNS

Un anno fa Chiara Veltri, editor di “Pure and Easy” (il mio libro pubblicato da Arcana), mi ha raggiunto con una telefonata in Toscana per dirmi che aveva incontrato Townshend a Richmond. Avevano parlato a lungo e lui le aveva consegnato un messaggio per me.

In un certo senso, è grazie a Chiara se, qualche giorno fa, mi sono recata per la prima volta nell’attuale casa di Pete.

Le ragioni per non farlo sino ad ora sono state molteplici. Non ho mai amato irrompere nella privacy di qualcuno, neppure se si tratta di chi ho conosciuto bene. Inoltre, rispetto a quando andavo agli Eel Pie Studios di Twickenham (oggi, purtroppo, sono stati venduti ma potrebbero benissimo metterci una targa con su scritto “EB qui ha sostato” poiché conosco i graffi di ogni singolo mattone a memoria), posso concordare un incontro o recarmi in ufficio.

IMG_0244I

Insomma anche stavolta vedrò gli Who nella loro Stand Up To Cancer performance, forse li avvicinerò alle prove.

Ad accompagnarmi c’è mio figlio – che gli Who li ha incrociati, con i suoi occhioni enormi e circolari, per la prima volta a pochi mesi, durante un day off prima del famigerato e tempestoso concerto di Verona.

La salita dal centro di Richmond è lunga qualche chilometro ma devo dire che la bellezza del panorama, il profumo dei parchi e i bagliori della luce sull’acqua sono di grande conforto, al punto che Pietro si limita a chiedere un succo d’arancia e qualche sosta.

IMG_9264

Sorpassando piccole casette in perfetto stile inglese, il cammino si trasforma a un certo punto in un vero e proprio vortice. Curva dopo curva, il fruscio delle foglie prende il posto dei rumori del traffico, sempre più distanti.

Cosa farò, una volta salita? Busserò, è sicuro.

IMG_3316

Un signore sorridente arriva con in mano una pala, ha l’aria di essere il giardiniere.

Pete si è appena svegliato. Deve dire qualcosa? No, grazie. Preferisco aspettarlo.

Mi guardo in giro. Le due stanze che danno sulla strada sono oscurate ma solo da un lato, dall’altra parte proviene molta luce dalla veranda. C’è un piacevole odore di legno e di fresco. Questa è una costante delle case di Pete: legno, fiume ed alberi.

Per la prima volta non sono preoccupata di come ci saluteremo e questa sicurezza non è tanto legata al passato quanto alla presenza di mio figlio – so già da dove partire.

Ciò che non mi aspetto è il violento irrompere di un allarme che si mette a suonare a più non posso. Arriva di corsa il giardiniere, teme un principio di incendio.

AFTER THE FIRE, THE FIRE STILL BURNS

Esco sull’altro lato della strada tenendo il bambino per mano. Mi assilla un brutto pensiero: dov’è Pete???

Eccolo giungere dal retro di casa con passo deciso ma calmo. Thanks God!

Non sa che sono qui. Ho l’impressione che gli ci voglia qualche passo per mettermi a fuoco. E intanto arrivano i pompieri su un camion a sirene spiegate. Mi volto ad osservare l’altro “Peter”, quello small: a bocca spalancata, non perde un solo istante della loro entrata. Scommetto che gli sembra di essere nei disegni animati di “Sam”.

Fuori ci sono altre persone, una governante, un vicino di casa e alcuni passanti più curiosi che preoccupati. Ma è questione di poco, falso allarme.

Mi avvicino a Pete e lo saluto. “Non ho appiccato io l’incendio, per farti uscire” gli dico.
“Confessa”, risponde lui facendo un accenno alla giacca impropria con cui è uscito di casa. Poco dopo prenderà in braccio Pietro e, per farlo ridere, lo solleverà in alto come fosse una Gibson…
Un giorno, gli spiegherò tutto.

Who Am I?

Who-8239

Hello! Mi chiamo Eleonora Bagarotti e scrivo per vivere (in tutti i sensi).

Ma ogni storia ha un inizio e lì sto per tornare.

A 8 anni ho preso in prestito la vecchia Olivetti grigia di papà e ho iniziato a scrivere poesie. A 13 vinsi i Concorsi di Levanto e di Roma, così i miei mi iscrissero al Ginnasio. Nel frattempo frequentavo la classe di Arpa classica al Conservatorio, con profitto ma con tanti battiti rock nel cuore.

La prima vacanza-studio a Londra, in quel periodo, mi spinse a Twickenham, dove la mia determinazione mi portò a conoscere quello che – senza dubbio – resta tuttora uno degli uomini più importanti della mia vita: Pete Townshend.

Gli Who, dopo i Beatles (e prima di Clash, David Bowie, Lou Reed…) erano il mio faro nella tempesta dell’adolescenza di provincia perbenista e annoiata. Sapete una cosa? Lo sono anche oggi!

L’incontro con Pete, non solo mi spinse a cambiare la sezione del Liceo Classico in quella del Linguistico sperimentale ma anche a procedere come una saetta negli studi, per finirli il prima possibile e trasferirmi a Londra.

Dopo il diploma accademico e la maturità entrai persino in Alitalia, dove feci la hostess di volo per un breve periodo (di cui conservo un ottimo ricordo).
La precoce morte di papà mi costrinse a tornare sui miei passi, fu così che mi iscrissi a Pedagogia iniziando contemporaneamente a insegnare alle scuole medie di Piacenza, la mia città, e Milano (Educazione musicale, Italiano e Sostegno), vincendo un concorso e conquistando il famigerato posto fisso prima dei 25 anni.
Amavo il contatto umano con i ragazzini e con i colleghi, ma quello non era il mio destino. Tornata a Londra, dove nel frattempo avevo collezionato amicizie, flirt e qualche temporanea esperienza lavorativa, colsi al volo un’opportunità di lavoro che, anni dopo, mi portò a seguire le reunion degli Who e alcune performance di Townshend.
Fu così che, incoraggiata da Pete, iniziai a collaborare con varie riviste dall’estero (Buscadero, Mucchio Selvaggio, GQ, Jam, Artnews di New York) realizzando tante interviste e incontrando persone straordinarie. Tra queste, sicuramente un nome su tutti: Nelson Mandela.
Non chiedetemi la lista delle rockstar che ho avvicinato o conosciuto. Fate prima a leggervi i miei libri: per Editori Riuniti “Magic Bus – Diario di una Rock Girl”, “The Who”, “Elvis Costello”, “Tom Waits”; per Arcana “The Who – Pure and Easy”; per Noreply “Tommy” e per Cortina “L’eredità del sogno”.
Ho girato gli States e gran parte dell’Europa. Dopo alcuni anni londinesi e qualche mese a Dublino, ho deciso di trasferirmi a New York, che è tuttora la città ideale, dove mi sono occupata di traduzioni e testi in campo artistico, lavorando per gallerie d’arte, occupandomi persino di marketing e pubbliche relazioni.
I fatti del 9/11 e altre vicissitudini mi hanno riportata a Piacenza, la mia città natale, dove ho accettato definitivamente l’incarico di redattrice dello storico quotidiano locale “Libertà”. Mi occupo prevalentemente di Cultura & Spettacoli, oltre ad aver ideato e condotto per Telelibertà un mio programma BAG-Non solo CULTura, tuttora in corso con LiberBook, altro contenitore dedicato ai libri. Ho avuto esperienze a La7, come giurata ospite nella prima edizione di Markette con Piero Chiambretti, e come scrittrice sono stata ospite in vari programmi Rai e Mediaset.
Tra i lavori che ho più amato c’è stata la traduzione in italiano della commedia “The Real Thing” del grande Tom Stoppard (uno degli uomini più intelligenti con cui abbia mai lavorato) e un’inchiesta sulla Seconda Generazione di Islamici in Italia, che ha ricevuto un premio speciale dell’Unione Europa.
Di quando in quando riesco a tornare agli albori, ai miei amati Who e, soprattutto grazie alla generosità di Pete, a ritagliarmi nuove parentesi di respiro e libertà, in giro per il mondo. Tra poco accadrà di nuovo.
Se volete tenervi aggiornati sui miei progetti, allora fate scivolare ogni tanto lo sguardo su questo mio diario “ufficiale”. Ma non aspettatevi solo recensioni o indicazioni giornalistiche (ci saranno anche quelle). Soprattutto, niente autoreferenzialità.  Io preferisco il NOI ossia una condivisione di emozioni – proprio come è accaduto lo scorso anno a Firenze, dove durante un incontro su “Who’s Next” mi sono messa a piangere insieme al pubblico (è una lunga storia…)

Strada facendo cercherò di gettarne sulla pagina qualche manciata, scaturita da incontri sorprendenti, inattesi, fugaci; da scorci lunari, ricordi che sgorgano dalle braccia e commuovono o fanno incazzare ma per validi motivi.

E niente maschere…

Qui la riscoperta del cuore è benvenuta, vi aspetto

Eleonora

Eleonora 3

Ps: la storia narrata sopra, ovviamente non è che un frammento degli anni trascorsi. Al quale aggiungo che, prima di qualsiasi altro buon motivo per stare al mondo, 8 anni fa io sono diventata mamma di Pietro, un bambino sensibile e intelligente, che nel suo Dna ha già un tratto di anticonformismo distintivo che mi piace un casino. E infatti, il prossimo anno faremo insieme il giro degli Stati Uniti.

Inseguendo gli Who. Credo proprio che se lo meriti…

Pietro a