Il mio concerto dell’anno è già qui (donne che corrono coi lupi)

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Ormai dovreste saperlo, che questo è il mio luogo privilegiato in cui svelare certi segreti…

Dopo l’annuncio a sorpresa di un concerto che Peter Wolf avrebbe tenuto al Lincoln Center di New York, mi sono attaccata al telefono per discutere 2 ore con un’addetta alle prenotazioni Alitalia. Tono della chiamata: urgentissimo, per non dire disperato. Minacciosamente, sono riuscita ad anticipare il mio volo di un giorno, senza penali. Il motivo (per me, in effetti, urgentissimo) era che io quel concerto non  potevo perdermelo. Con tutti i pro e i contro del caso.

Eccone alcuni.

Pensavo di aver visto degli strabilianti Rolling Stones a Londra, con  Mick Jagger e Keith Richards in formissima. Così è stato, ma Peter Wolf li ha un pochino annebbiati. Credevo che il mio concerto dell’anno fosse quello di Paul Simon a Londra. Emozionante, ma Peter Wolf l’ha un pochino annebbiato. Per non parlare degli altri che mi sono piaciuti: Bonnie Raitt, James Taylor, David Byrne…

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Mi sa tanto che di Peter Wolf, io sia un po’ innamorata. L’ho sempre adorato nella J. Geils Band e ho invidiato, a ritroso, Faye Dunaway per essere stata la sua prima e unica moglie mentre io frequentavo  ancora le elementari (meritatamente, d’accordo).

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Ho iniziato a seguire Peter (sarà il nome?) come solista, negli anni ‘80.

NB: guardatelo nei video dell’epoca su YouTube e ditemi se non era l’uomo più sexy dell’universo.

Negli ultimi anni, Wolf mi ha deliziato con  album bellissimi e densi di canzoni struggenti, introspettive, mordenti anche se trattano di solitudine e vecchiaia. Di quanti potremmo dire lo stesso?

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Sul palco, oggi Peter Wolf è un omino magrissimo e instancabile, con un’enorme massa di capelli troppo neri. Possiede un magnetismo animalesco e  una musicalità suadente. Probabilmente ha pure inventato l’Hip Hop e in pochi se ne sono accorti (però mi prendo il merito di essere tra quelli e di averci scritto sopra una cover, parecchi anni fa).

Lo adoro anche perché, a Boston, di recente ha risposto così a un giornalista che gli chiedeva se il Rock è morto: “Ma insomma, gira quest’idea che il Rock sia una roba da giovani. Ma il Rock lo abbiamo inventato noi, perbacco, io e qualcun altro con me e prima di me. E siamo ancora qui. Perciò che volete???” (la foto sotto è voluta, c’è chi è ancora qui e non se ne andrà mai e Peter lo omaggia ad ogni concerto).

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Peter Wolf ha 72 anni e  una voce a cui non potrei mai resistere. Se potessi, lo supplicherei di prendermi e di portarmi via con lui – anche senza Viagra e non lo scambierei con tre fustini di 25 anni, come nella vecchia pubblicità di “Carosello”.

Battute a parte, in un mondo migliore Peter Wolf sarebbe popolarissimo e amato quanto Bruce Springsteen e Mick Jagger (che non hanno colpe ma solo meriti), invece non è ancora entrato nella Rock and Roll Hall of Fame – il che è ignobile da un lato, ma dall’altro me lo rende ancora più amabile.

Caro vecchio Lupo del Bronx, sappi che io metto te sul podio nel 2018.

E dato che sei single (e ci scrivi sopra canzoni piene di sofferenza), facci un pensierino…

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