I Wanna Be With You Everywhere

 

Fleetwood Mac Performs On NBC's "Today"

Mentre rientro a Brooklyn con la R osservo i viaggiatori notturni. Strane creature che non vedi di giorno, varie e interessanti. Mio figlio, dopo la due giorni di The Classic East al Citi Field, una volta scesi da una 7 stipata, si è finalmente seduto, ha chiuso gli occhi e appoggiato la testa sulla mia spalla. Alla 77th dovrò svegliarlo per dirgli che la prossima fermata è la nostra.

Andare a vedere i Fleetwood Mac in concerto, per me è sempre un’esperienza forte. L’adrenalina mi entra in circolo un paio di gg prima e sembro sotto anfetamine.

Per me, qui a New York era quello con loro, l’appuntamento del cuore. Poche balle. E non è ancora finita, in agenda ce ne sono altri in arrivo, quindi sto ancora tremando, fate un po’ voi. Mi spiace che Stevie riparta subito. Le ho lasciato in mattinata un’arpa di rose bianche in albergo, con una lettera. Sono certa che non sia dovuto al mio gesto, ma il suo “Buonasera!” all’inizio del concerto mi ha strappato un sorriso.

Premetto: quello di ieri sera a New York, secondo me non è stato il concerto migliore dei Fleetwood Mac, anche se ha avuto notevoli punte di diamante. Di questo, e d’altro, però non scriverò qui. Ben presto, saprete dove poter leggere articoli ampi e approfonditi e recensioni sul tema.

Tuttavia, qui il punto non è stendere una classifica dei concerti migliori dei Fleetwood Mac. È tutta un’altra questione che gira attorno a un vissuto, anche (e soprattutto) musicale seppure personale.

Ho spiegato a Pietro, che i Fleetwood Mac se li era già visti a Londra con mamma (quei concerti alla 02 li valuto i loro migliori, almeno sui venti visti sino ad oggi), perché durante ogni concerto dei Mac lui mi vede ridere e piangere. Non che in altri concerti io resti impassibile (oh Dio, se a suonare c’è gente che non mi piace può pure essere), ma – Who a parte e per ovvie ragioni – per me nulla è un’esperienza forte come i Fleetwood Mac.

– Vedi, Pietro, quella signora bionda con i capelli lunghi? Bene, devi sapere che lei ha cantato la vita della tua mamma in tutte le sue canzoni. Ma proprio tutta, sai?

– E vedi quell’angelo con i capelli grigi, che a volte sussurra e a volte si arrabbia? Devi sapere che la rabbia e il dolore, quelli come lui li esprimono soprattutto con le dita sulla chitarra e cantano per fare uscire tutto. Delusioni sparate fuori dal cuore come stelle filanti. Infatti è un mago, quell’uomo lì. Fa le magie con le note.

– E vedi quell’altra signora bionda? Suona il pianoforte come te e ne sapeva moltissimo, sin dall’inizio. Le sue canzoni sono come cioccolatini buonissimi quando ti sentì giù, hanno un’energia allegra e semplice. Perché le cose buone, caro Pietro, nella vita sono proprio le più semplici. Pure And Easy.

– E quell’altro che somiglia a un marinaio? È sceso dalla sua barca e ha preso lo strumento che suona le note più basse, ma è preciso come quando tiene il timone. Sembra serio, invece è molto simpatico, sai? Una volta gli ho parlato.

– Bé… sull’ultimo sai già tutto. Non sta mai fermo. Ti piaceva da matti guardarlo da piccolo anche in tv, con i tamburi e le smorfie in faccia. E ormai so che hai una fissa per il codino, quindi prima o poi te ne farai uno uguale. Cosa sarebbe, l’immaginario, senza Mick Fleetwood?

Insomma, cari miei, io ormai sto arrivando a casa e devo chiudere l’iPad. Ci tenevo a ribadire, a caldo, che questi Fleetwood Mac sono stati una delle gioie più grandi provate da che sono al mondo. E se tornassi sulla terra, andrei a cercarmeli ogni volta. Come i Beatles, il profumo del basilico, la focaccia genovese, la lavanda sulle lenzuola e il vento tra i capelli.

Vi confesso che non sopporterei di finire a letto con qualcuno che non ama i Fleetwood Mac. Ma la questione è ancora più seria: non farei entrare neppure nella mia cucina a bere un caffé, qualcuno che non li sopporta. La vita è breve. Perché gettare il tempo con chi di noi non riuscirebbe a capire un cazzo?

“In due” dalla Big Apple

Buona domenica. Mi dicono che Portfolio – il magazine più hipster di “Libertà” – si fermerà per due settimane, quindi riprenderemo nuovamente la rubrica di e per (certe) mamme single raccontandovi altre avventure newyorkesi. Buona lettura!

IMG_0582

Ps: questa è la nostra strada. E per la cronaca: siamo davvero molto, molto felici

Pagine-da-Liberta-23-Luglio-2017

Una riflessione su alcune mie grandi passioni su “Libertà”

IMG_0044

Ringrazio Leonardo Rescic, che tiene viva la rassegna stampa che mi riguarda mentre io sono in America. Non so se merito tanto, ma grazie dell’attenzione e dell’amicizia. Questa pagina riguarda, più che altro, una riflessione “a caldo”, un parallelo tra le passioni che si coltivano e una (reale, non artefatta) capacità critica.

Tutto questo è possibile? Secondo me sì, ad ogni modo scrivo la mia. In attesa fremente del mio prossimo concerto/intervista: quello di Rickie Lee Jones all’Out of Door Festival del Lincoln Center. Lì, seguirò anche i concerti (gratuiti, tra l’altro) di Nick Lowe (5 agosto) e Bonnie Raitt (13 agosto).

Oggi pomeriggio, incoraggiata dal fatto che gli Who hanno fatto temporaneamente  “scalo” a New York (li avete visti, i ragazzi, al Tonight Show?) e che Pete sta mettendo mano alle prossime performance di Classic Quadrophenia – il 9 e 10 settembre al Met – , mi sono presentata agli organizzatori dell’Out of Door: tesserino dell’ordine alla mano, raccomandazione del chitarrista più cool che i rintocchi del Big Ben abbiano mai baciato e parlantina sciolta. E così, dovrei riuscire ad incontrarli tutti: Rikie, Nick e “la” Bonnie (con l’articolo, accipicchia!).

Forse qualcun altro. Forse? A proposito di grandi passioni…

ps: Caro Dio, ti ringrazio per queste boccate d’aria rigeneranti, per questi ritorni al senso profondo di me stessa. Lontana è la provincia, coi suoi valori da strapazzo, da quattro gioiellerie e due conti in banca, con relativo spolvero. Grazie di esistere, da qualche parte. A volte ce l’ho con te, ma in questi giorni le stai imbroccando proprio tutte. Bravo!

 

 

Questo slideshow richiede JavaScript.

 

Pagine-da-Liberta-19-Luglio-2017

Quel lungo salto da Londra a Veleia e fino a Brooklyn

 

Ah sì, non c’è dubbio. Nella vita talvolta è tutto sopito, altre volte è tutto un vortice. Nel salutarvi nuovamente (si capisce che detesto gli addii, vero? Fosse per me, continuerei all’infinito come i Beatles in “Hello, Goodbye”!), invitandovi a seguirmi sia da queste parti che sul quotidiano Libertà, segnalo a breve una pagina su Tom Petty and The Heartbreakers in uscita e ringrazio Paola Pedrazzini, Sergio Rubini e Umberto Galimberti per avermi voluta con loro nello spettacolo di apertura del Festival teatro antico 2017. Certe esperienze ci arricchiscono in modo particolare, questa è certamente stata una di quelle.

Infine, la mia rubrica di mamma single oggi parla del Pride di Londra. Così, sapete subito come la penso…

-documentazione-Pagine-1-7261016

 

“Mamme single”: altre due rubriche, su richiesta, anche durante la mia rock holiday

MAMME_DI_FIGLI_MASCHI

Et voilà! Naturalmente mi potete leggere tutte le domeniche su Portfolio di Libertà, il quotidiano di Piacenza. E prossimamente, sempre su Libertà: una pagina monografica dedicata a Tom Petty and The Heartbreakers, con Stevie Nicks al British Summer Time di Hyde Park.

-documentazione-Pagine-1-6714942

-documentazione-Pagine-1-6991337

Intanto, qui in casa Bag è tutto pronto per l’Hotel California: non chiude mai, neppure a New York City. Noi ci saremo!

Buone vacanze da Pete Jr. and mummy