Suvvia, non sono appostamenti: vogliono solo usare gratis il vostro Wi-Fi (citazione Nereo Trabacchi)

Mamme single, ieri vi ho spiegato nella mia rubrica su Portfolio di “Libertà” i motivi per cui preferire il fabbro agli ex stalker e ai salvatori (vedi link sotto questa foto hot).

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Tuttavia, se riuscite a rubare a Negan la sua spinosissima mazza da baseball “Lucille”, un pensierino su di lui come “salvatore” temporaneo ve lo concedo.

Ehm…

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L’autunno è Classic Rock

 

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Oh, Yeah! L’autunno è Classic Rock. E infatti in edicola, sul nuovo numero del magazine, troverete tantissimi bei pezzi. Tra questi, il mio Heavy Load con Nick Lowe (sapevate che il suo concerto newyorkese è stato uno dei miei Top 3 del 2017? Bene, ora lo sapete…)

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Ma soprattutto…

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… per tutti quelli che, da sempre, mi fracassano (un po’) le palle con

i Fleetwood Mac, quelli che erano meglio quando c’era Peter Green

c’è la mia intervista a Mick Fleetwood, in cui si parla di tantissime cose, soprattutto delle origini di Fleetwood Mac e dell’evoluzione del rapporto con Green. Mick ci teneva tantissimo, al punto da aver scritto un intero e bellissimo volume per la Genesis, Love That Burns, su quel periodo. Io e lui abbiamo chiacchierato due ore (possiedo una serie di immagini da fare spavento!) e Classic Rock stamattina è già stato spedito al suo ristorante di Maui, dove sono stata invitata per il prossimo Capodanno – che poi sarebbe anche il mio compleanno, fate voi…

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Ma non è tutto! Intanto, ringrazio gli amici e le amiche per la pazienza (riguardo ai miei bidoni). Il fatto è che sono stata “abbastanza” saggia da ammalarmi, piuttosto seriamente, tra il mio rientro dalla Big Apple e il mio prossimo viaggio. Destinazione Broadway, of course, per lo storytelling di un certo Bruce.

Infine, un’anticipazione: con i Fleetwood Mac, mica è finita qui. Sul prossimo numero di Classic Rock, quello di novembre, leggerete un’intervista a Lindsey Buckingham scritta a due mani, ancora una volta insieme al grandissimo Ermanno Labianca.

(Bello come finale, vero?)

 

Qui Quo Qua ma anche lassù e laggiù

Anche oggi, carissimi lettori, come ogni domenica ecco puntuale la mia rubrica “In due” di mamma single, su Portfolio di Libertà. Sappiamo di essere molto seguite e questo ci fa molto piacere. Per chi si fosse perso il quotidiano uscito stamattina, sotto la foto di Qui Quo Qua – con Paperino alle prese con un benjo, fortemente ispirato da Keith Richards – il Pdf della rubrica.

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Oggi si parla di famiglie larghe, strette e variegate. Torneremo a parlare di tantissimi altri “fenomeni”. Lo faremo soprattutto per chi ci apprezza e ha il senso dell’ironia, pur sapendo di intrattenere indirettamente anche chi si annoia di domenica – e sono in tanti, a dispetto delle apparenze. In fondo, se siamo tanto lette ci sarà un perché.

Ciao, mamme!

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Fantasie di stupro e “freddure” da mediatori culturali (?). Due o tre cosette sulla sessualità femminile…

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Ci ho pensato un po’ su, al punto che ho cercato persino di non pensarci. Ma non posso evitare di esprimermi. Sapete di cosa sto parlando, vero? Di quella frase priva non solo di etica minimale, ma anche di un senso civile di base (che c’entra nulla con i libri sui quali si è studiato, piuttosto con una cultura dei valori umani che ogni paese e civiltà possiedono, nei secoli dei secoli) sull’orrido e recente atto dello stupro, con l’obiettivo di sostenere “scientificamente” che alla fine non sarebbe poi tanto “sofferto” da una donna.

Bene, anzi malissimo. Mai avrei immaginato di dissertare sulla “questione femminile” in questo blog un po’ rock e un po’ mammolo, eppure, come si suol dire, certi pensieri si fanno urgenti: è come un groppo in gola attaccato a una corda, che ad un certo punto qualcuno tira e tira e tira fuori e finalmente si respira senza morire.

Onde evitare di ribadire la deprecabile eco della famigerata frase, espressa al fine di giustificare (ancora una volta, sai che novità!) un atto di violenza sulle donne, concedetemi qualche spiegazione personale sul “genere” di cui faccio parte.

Sicuramente non tutte le donne sono uguali, ma – come forse, da maschietti, potete immaginare – chi possiede l’organo femminile e ha superato l’esame di terza media,  qualcosina sa.

Purtroppo, anche noi possediamo – oltre all’organo femminile – due orecchie. Le quali, al di là del suddetto increscioso episodio, sovente ascoltano frasi dal lieve sottofondo misogino. Basta una tavolata con tre maschi e due birre, sapete. A volte anche molto meno. Magari, una risatina la facciamo anche noi – mica vorremo essere delle bacchettone senza il senso dell’umorismo, eddai! E però… 

Senza pretendere di parlare per ogni donna sulla faccia della Terra, concedetemi di  sfatare qualche mito.

Tra gli uomini (non tutti, ma mediamente parecchi) esiste purtroppo l’idea che, per soddisfare una donna, ci voglia un vigore da eterno trentenne – e per questo, ad alcuni conviene riempire i cassetti del bagno di Viagra (anzi, non un cassetto bensì una scatolina dentro una scatola più grande infilata in fondo all’ultimo cassetto del mobiletto del bagno. Per dire…). Il sessantenne che scimmiotta Mick Jagger o Steve McQueen è questa roba qui. E, intendiamoci, non sarebbe disdicevole assumere un medicinale, se la scelta fosse condivisa e controllata da un medico.

Peccato che il problema stia a priori e di tutt’altra specie. Un priori fatto anche di tanta pornografia (e non è un discorso moralista, il mio, ci mancherebbe altro che fosse vietata la fornitura primaria di materiale per svolgere un’autonoma educazione sessuale) e, spesso, di tanto Made in Hollywood. Di innumerevoli Sharon Stone (per me la donna più bella del mondo, nonché attrice fantastica, che tuttavia ha interpretato un personaggio umanamente orrido), addirittura bisognose di coltellacci e di spingersi sempre più in là: donne, uomini, tritaghiaccio… ecchesaràmai!

Sappiamo tutti, me compresa, che esistono varie forme di sessualità, alcune bisognose di particolari fantasie. Tuttavia, quando queste diventano una vera e propria dipendenza, togliendo naturalezza alla propria corporeità e partecipazione interiore, allora si diventa come dei “tossici”. Il sesso diviene un antidepressivo, dal quale dipendono persino le nostre endorfine. Solo che poi c’è la fase down, il vuoto totale, come per i cocainomani.  Non basta mai. Per questo, gli americani per primi hanno istituzionalizzato programmi in cliniche che accolgono i dipendenti dal sesso. Non era loro intenzione apparire stravaganti, hanno aperto le cliniche perché il problema esiste ed è serio.

Certo, il sesso anche solo come divertimento si può fare, come no!  Ma se c’è condivisione, SE NON C’E’ STUPRO, SE NON C’E’ VIOLENZA. 

Mi è concesso di viaggiare in prima classe? La condivisione di anime è tutt’altra cosa. Non mi riferisco solo ed esclusivamente al grande amore, tutt’altro. La naturalezza, l’essere selvaggi, il lasciarsi veramente andare, l’essere davvero “nudi” con l’altra persona è quanto di più avventuroso, illogico e privo di coazioni a ripetere o preconcetti che esista. Non è tanto staccare la mente, quanto essere profondamente noi stessi. Anche con la nostra mente. Solo così, si è in grado di “sentire” l’altro come persona. Ed è questo, proprio questo, che non esiste nelle forme di sessualità codificate,  quelle che ci appaiono “oltraggiose” e allora scatta la curiosità. In realtà, è un po’ come una festa di Carnevale vietata ai minori. Un divertissement sul filo del rasoio, senza il rasoio (si spera). Un reciproco voyeurismo, narciso che si riflette circondato da narcisisti. Di tutto e di più, ma alla fine persino Kubrick ci ha magistralmente mostrato la ricerca di un piacere “sistematico”, attraverso la sopraffazione e il potere, mischiando rituali proibiti in virtù di una maschera: serpenti che girano continuamente su se stessi.

C’è poi una “credenza”, non intesa come mobile della sala da pranzo. Alcuni credono, e ne sono convintissimi, che andando a prostitute riescano a disinibire del tutto la propria virilità. Perché non è richiesto altro che un compenso in denaro e quindi “tana liberi tutti… che figata!” E se la prostituta mugugna o grida, adula o si complimenta, allora è un trionfo! “Visto? Nessuno è come me! E se lo dice lei, che è una vera esperta… guarda, guarda cosa le faccio adesso. Magari le faccio anche del male! Tanto, lei gode”.

Ho un’amara, amarissima notizia da scrivere: le prostitute fingono. Come faccio a saperlo? Lo raccontano loro: ai giornalisti che le intervistano, alle telecamere quando non sono riprese (se riprese non lo dicono, sarebbe una cattiva pubblicità: Cicciolina & C. ci hanno fatto i miliardi, vi pare che vi urlino in faccia che fate potenzialmente schifo?), ai ghostwriter che le aiutano a scrivere autobiografie. Ci sarà anche la prostituta che, in rari casi, si innamora di un cliente. Più spesso, ci sarà quella che si “innamora” di un cliente ricco. Da Mata Hari in su (e pure in giù), certi uomini sono un anche bel po’ fresconi – detto tra noi. Non si accorgono che, quando qualcuna li manipola sotto le coperte, dietro alla lusinga o al senso di colpa instillato e al dover rispondere alle richieste di cotanta “ninfa” c’è un interesse mooooolto diverso da quello di Cupido. Infatti, la storia stessa è zeppa di eroi inguaiati da una “sottana” che, una volta ottenuta  la chiave d’accesso, diviene improvvisamente frigida o se ne va con qualche giovane arciere.

“Ma pensa! Un tempo era così vogliosa, adesso soffre sempre di emicrania”. Poverina…

Quanto ho appena scritto vuole sottolineare che noi donne possiamo essere dei begli  “elementi”, va là, non solo vittime innocenti. Però qui si parla d’altro, non di abuso o di violenza fisica. Perché UNA DONNA, ANCHE UNA PROSTITUTA, NON PROVA PIACERE AD ESSERE VIOLENTATA. METTETEVELO BENE IN TESTA! E se mai qualcuno ricercasse un certo trattamento, si tratta di persone “malate”. Quello non è piacere, è la ricerca di un inferno profondo rimasto irrisolto. Si chiama PATOLOGIA. E fa male. Sempre, comunque.

Dall’alto di un’età minimalmente saggia e con un pizzico di  spudoratezza, vorrei concludere con qualche ovvia deduzione. Non sono le misure a dare piacere a una donna. Non è lo sforzo. Non è il “gioco” (quello continuo, quello preteso, altrimenti ci ammosciamo). Non sono mille oggetti di plastica. Non sono corde. Non sono parolacce o sculacciate.

A dare un reale piacere a una donna, è la vera intimità. Il guardarsi negli occhi. La tenerezza. Il resto, può venire. Si può giocare. Si può variare. Ma l’unico modo per toglierci le difese laggiù, senza portarci ad alzare il volume dei sospiri perché così siete contenti e magari poi lo rifate (dato che stiamo fingendo l’apice, tanto vale riprovarci), è l’intimità vera.

Mica semplice, oh per niente. Però quando la provi, conosci la differenza. E allora, basta uno sguardo. Un abbraccio. Chi si fissa in fase fallica, qualche problemino ce l’avrà sempre. Il tempo è uguale per tutti.

Avete mai osservato quelle coppie di anziani, visibilmente uniti, che si sfiorano le mani sui braccioli della poltrona? A me è capitato. Quella roba lì è molto preziosa. E’ rarissima. Non arriva perché si è vecchi, c’è se due persone sono state davvero “nude” prima. Si può fare un figlio senza essere “nude” all’altro. Si può rimanere sposate senza essere “nude” all’altro. Si può fare l’amore con un amante, senza essere “nude” all’altro. Sapeste quante cose riusciamo a non essere, noi donne. Non riuscireste mai ad immaginarlo… La simulazione è la via più breve. A volte, è solo comodità. Paura della solitudine. Scacciapensieri per l’ansia. In realtà, le questioni fallocentriche portano la data di scadenza sull’etichetta. Mia nonna diceva: “Il sesso è l’inganno cosmico, non metterti con  un uomo basandoti su quello”. Capisco perfettamente ciò che intendeva. Con rare eccezioni, sui tempi lunghi ho avuto compagni capaci di reggere la mia “nudità”. E di condividerla. Sono loro ad avermi insegnato a vivere la mia femminilità, non quelli che ostentavano il Bronzo di Riace.

Se vi ho strappato un sorriso, allora va bene, anche se a monte c’era un discorso serio. Urgente. Irrisolto. Si sente spesso dire che nessuno possiede la verità assoluta, ma ne esiste una grande. Inconfutabile. Condivisibile. Da Est ad Ovest. Nere, bianche, gialle, rosse, etero, lesbiche, giovani, vecchie, atee, credenti, focose, pudiche:

A NOI DONNE, ESSERE VIOLENTATE FA SCHIFO!