Linda McCartney. Omaggio senza bisogno di anniversari

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Sono una beatlesiana atipica. Sin da ragazzina, ho adorato le mogli dei Beatles – soprattutto le due contro cui i fan si sono accaniti. Su tutte, sicuramente Yoko Ono (che per me è un’artista eccezionale e una donna “fuori dai canoni”, all’altezza del genio di Lennon). Sappiate, però, che la mia anima si è sentita affine soprattutto a Linda McCartney, che ha rappresentato per molte “rock girl” non solo un punto di arrivo (il fatto di aver sposato Paul è stato, casomai, un inizio) bensì una fonte d’ispirazione “sana” e “normale”.
Ho avvicinato Linda nel 1984, mentre aspettavo Paul fuori dai suoi uffici, all’Mpl di Soho Square, e poi alla casa di  Cavendish Avenue. Ricordo che all’epoca la trovai stranamente familiare, cordiale e alla mano. Una volta la vidi scendere da una mini verde bottiglia con un numero imprecisato di borsine della spesa, con cui aveva riempito l’automobile. Vestita casual, niente trucco, capelli lavati in casa. Linda profumava di lavanda e sorrideva, un po’ “stropicciata” com’è lecito per una madre di quattro figli, che non rinuncia a occuparsi delle incombenze quotidiane nonostante abbia sposato un miliardario.
Nata in Arizona nel 1941, un anno prima di Paul, Linda degli americani possiede la pragmaticità. E la filosofia del “non fermarsi mai”.  Mamma single di una bambina (Heather, poi adottata da McCartney), parte per Londra in piena Swinging London. Ha la passione della fotografia – anche se Eastman, il suo cognome, non c’entra nulla con l’impero Kodak. È molto brava. Graziosa, defilata. Mai volgare, mai ostentata. Si infila con naturalezza negli ambienti del rock ed è (giustamente) propensa ai flirt a cui la sua giovinezza, essendo comunque single, anela. I primi ad aprirle le porte, fidandosi del suo talento fotografico, sono i Rolling Stones. Sappiamo dei suoi flirt con Mick Jagger e Brian Jones, ma si dice che in “Linda’s Pictures”, il suo primo, bellissimo volume di ritratti fotografici di rockstar, lei abbia pubblicato le fotografie di tutti quelli con cui è stata a letto. Prima di sposare Paul, ben inteso. Tra questi, troviamo persino John Lennon (come darle torto?) e Pete Townshend degli Who, che ha ammesso la relazione con lei.
Insomma, Linda è stata una groupie coi fiocchi, tutt’altro che stupida e con dei valori consolidati. Non a caso, quando s’innamora di Paul – e viceversa – entrambi vogliono una famiglia. Lei perché ha una bimba da sola, lui perché ha perduto la mamma quando aveva 14 anni: un lutto che ha cantato in moltissime canzoni, che da ragazzo lo ha unito a John (a sua volta orfano di madre) e poi a Linda, una donna materna e sicuramente solida.
A quel patto, Paul e Linda hanno tenuto fede. Hanno avuto i figli Mary, Stella e James. Sono saliti insieme sul palco: lei, criticatissima alle tastiere e alla voce, è stata al gioco perché Paul voleva che la famiglia lo seguisse anche in tour. Ci sono stati gli Wings. Ci sono state moltissime canzoni. Ne cito una su tutte: si chiama “My Love” e sono certa che tutti, incluse le orchestre di liscio, ne abbiamo fatto una versione (consiglio quella di Mina).
Chiudiamo, con tristezza, la breve storia di Linda ricordando che, nel 1998, a portarla via da Paul è un cancro. Lui scrive un album d’addio intriso di dolcezza e nostalgie.   Uno dei suoi album più belli di sempre, per raccontare l’ultimo periodo insieme. S’intitola “Flaming Pie” e commuove fino al midollo.
Se preferite il gusto piccante,  allora ascoltatevi “Famous Groupies”. L’ha scritta sempre Paul, nel 1978. Per tutte, sicuramente anche per lei: “C’era un chitarrista solista /Che viveva nella foresta di Epping /E tutto ciò che desiderava era scatenarsi./ Quando le ragazze erano con lui/Non perdeva mai il suo ritmo./Nessuno sa quello che le groupie famose sanno./ E nessuno va dove le groupie famose vanno”.

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