They Are All in Love

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Sì, lo so che sto partendo per andare a vedere “Tommy” alla Royal Albert Hall. Eppure, questa è la foto che più racconta di me. Ci ho messo quasi 37 anni a rispondere – non alla domanda classica, ma a me stessa – quale fosse il mio album della vita (degli Who e/o di chiunque altro).

Oggi so che è “Quadrophenia”. Lì, c’è dentro un oceano materno di femminilità (e non solo Mod, adolescenza, prime delusioni ecc.) Mi sono trovata tantissime volte lì sopra, come te, caro Jimmy. E in quella musica straordinaria, c’è tutto di me. Ogni minima parte.

Londra, arrivo. Non sei Brighton eppure di una cosa sono certa: ovunque, è Brighton. La mia vita è sempre stata un oceano. Non è stata una scelta, ve l’assicuro. Io ambisco alla terra ferma. E se sono qui, oggi, è solo perché mi ha salvata un faro chiamato musica.

Sto tornando a casa. La “mia” casa. In famiglia. La “mia” famiglia. Ho sempre pensato alla famiglia come a un nucleo di persone di cui ti puoi fidare perché ti conosce, ti accetta, ti parla, ti ascolta, ti supporta quando sei triste, non ti tradisce. La famiglia è calore, fiducia, affetto.

Sto andando a salutare chi, da 35 anni, mi ha sempre dato tutto questo. Mai una dimenticanza. Sempre una mano tesa. Ognuno ha la sua famiglia. Non ce n’è una soltanto.

 

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