Writing Love Letters in The (Santa Monica) Sand. Dear Stevie

William Shakespeare

Romeo and Juliet: Annotated Balcony Scene, Act 2, Scene 2

[Enter Romeo/Eleonora]

He jests at scars that never felt a wound.

[Juliet/Stevie appears at a window]

…It is my lady, O, it is my love!

She speaks, yet she says nothing, what of that?

Her eyes discourses, I will answer it.

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 Cara Stevie,

ho trascorso una notte insonne dopo averti sentita parlare del nuovo tour con Chrissie Hynde. Non sarà una sopresa per te sapere quanto il mio cuore trabocchi di gioia all’idea di poterti risentire e rivedere in palcoscenico.

Ho pensato a lungo a come potevo esprimere il bene (the love) che provo per te, senza apparire noiosa, quindi mi sono tolta la veste professionale e ho deciso di essere solamente sincera. Sono arrivata a Santa Monica con mio figlio Pietro. Lo hai conosciuto a Londra un anno fa, era il bambino che gironzolava tutto il tempo nei corridoi della 02 e noi non dimenticheremo mai la dedica che ci hai fatto.

Queste onde sono certo attraenti, ma sai una cosa, Stevie? Io sono venuta qui per lasciarti in portineria 24 rose: 24 come il tuo 24 Karat Gold Tour. Per dirti Good Luck! e molte altre cose.  Inizialmente pensavo a delle rose dorate, ma non sarei una vera fan di Stevie Nicks se non sapessi che tu le ami bianche. Pure e profumate come un alone di suono, una rima poetica ancora da scrivere. Desidero spiegarti perché, tra quelle rose, ho aggiunto un anello: è un piccolo anello d’oro antico che mio nonno materno donò a mia nonna, quando si fidanzarono. Mi è sempre piaciuto e l’ho anche indossato, ma ho sentito di dovertelo donare. Non ho figlie femmine a cui lasciarlo, e non importa se forse non rientrerà nei tuoi gusti. Lo capirei. E spero che tu capisca che in questo dono c’è tutto il senso di una vita. La mia. Un senso che tu, come artista e come donna, hai contribuito fortemente a infondere. Qualora tu intendessi l’anello come una mia richiesta di matrimonio: sì, potrebbe!

Sei stata l’angelo ribelle della mia adolescenza, la fata oscura delle mie tristezze. Hai cantato tutta la gamma di emozioni che mi appartengono – e di sicuro, non solo le mie. A questo proposito: quando hai detto che ti fa molto piacere l’idea che in Italia si parli di te, e che purtroppo per i Fleetwood Mac non è mai stata la piazza ideale, mi hai dato spunto per fare due cose. Una è pubblicare la traduzione, curiosamente al contrario, di questa lettera sul blog che porta il mio nome. L’altra è assicurarti che un pubblico affezionato, molto attento e sensibile, in Italia esiste eccome e, ti garantisco, nutre grande stima e affetto nei confronti di voi tutti. Non so se avrai modo e possibilità di farlo sapere agli altri, e a Lindsey in particolare, ma sarebbe bello crederlo. Aspettiamo tutti, dopo il tour, il vostro nuovo album.

Che Dio ti benedica, Stevie, e che la vita ti regali tantissime cose belle. Te le meriti perché sei una grande donna e io ti ammiro. Soprattutto, ti ringrazio. Ti ho trovata ad accogliermi dietro a cascate di lacrime, ma mi hai fatta salire anche su giostre di gioia infinita. Hai espresso i miei innamoramenti e le mie difficoltà, la perdita di un figlio e l’impossibilità di accettare i compromessi. Hai descritto gli sguardi verso le montagne e la stanchezza delle mie spalle. Hai dipinto, senza saperlo, le mie corse a piedi nudi sull’erba e il rimbalzo degli affanni. Hai guidato la mia mano per colorare gli incubi notturni e mi hai tenuto compagnia durante i sogni ad occhi aperti. Hai arricciato i miei capelli con ricami di voce e li hai pettinati con il velluto. Mi hai dato il rosa e il nero, e la semplicità dell’essere complessa. Mi hai sussurrato all’orecchio “basta” e poi mi hai urlato “ancora”. Hai smosso la mente e la bocca, l’utero e il braccio. Mi hai tatuata del tuo suono. Per conoscere davvero chi sono, cara Stevie, basterebbe ascoltare tutte le tue canzoni. Passione e solitudine. Forza e fragilità. Contraddizioni e impeto. Nuvole di sogno pronte ad infrangersi e, ogni volta, a ricomporsi.

I have always been a storm… – arcobaleni e temporali rinchiusi dentro.

Stevie, tu mi conosci profondamente. Solo i grandi artisti, con la loro immensa sensibilità, riescono a raccontare un mondo. E il mio, tu lo hai raccontato benissimo. Per questo, ti scrivo grazie.

Ora me ne andrò al baretto giù in spiaggia, proprio sotto casa tua. Il portiere mi ha detto che stai preparando i bagagli con la tua assistente e non voglio disturbarti in alcun modo.

E a proposito: sarò lì nel mezzo della folla, a palpitare mentre tu ricanti per me la vita.

Fino all’ultimo respiro, con profondissimo amore

tua

 Eleonora Bagarotti – one of the gypsys, that remains

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Poco dopo aver ricevuto le rose e la mia lettera, mentre guardavo verso il suo terrazzo senza aspettarmi nulla, Stevie è uscita a salutarmi. Da lontano e frastornata, me ne sono accorta e mi sono sbracciata da matti anch’io. Prima che rientrasse, sono riuscita a fare questo scatto al volo con il mio iPhone. Stevie Nicks abita lì, al terzo piano. Dall’altro lato ci abita Elton John – al quale non ho scritto lettere, ma mi piace. La foto non è granché, per me però resta sicuramente un bel ricordo. Se zoommate, potete scorgere l’esile figurina di Stevie che sta rientrando. Come Giulietta quando uscì dal terrazzo, a salutare Romeo.

Tornerò ad indossare la “veste professionale” quando scriverò l’intervista che ha concesso per lanciare  il tour (il 25 apre a Phoenix). Sappiate che non mi pento di nulla, anzi diffido sempre più di chi dimentica le proprie passioni ostentando distacco e superiorità. Quella roba lì, io la chiamo vecchiaia.

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