Don’t cry, don’t raise your eye

Così scrivevo un anno fa, sulla mia bacheca Facebook

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Forse non vi ho mai raccontato della prima volta che vidi The Kids Are Alright. Credo di non averlo scritto nemmeno in Magic bus – diario di una rock girl, così – sulla scia entusiasta delle prove con i miei amici The Substitutes – ecco l’aneddoto.
Per questioni anagrafiche, io The Kids lo vidi qualche annetto dopo la sua uscita. A Milano, in un cinema di cui non ricordo il nome ma dove proiettavano film musicali. Ci andai con un’amica più grande, conosciuta a Londra. Un classico.
Entrai a film iniziato e scostai la tenda. Townshend stava lanciando il tamburello… avevo già visto Tommy e ascoltato – piangendo, godendo, ballando sotto la pioggia – Who’s Next. Ma non avevo ancora incrociato Pete fuori dai suoi Studios.
Entrai al buio e mi fermai, d’improvviso. Qualcosa in quella scena mi risultava familiare, stranamente familiare, e non era solo la potenza e la bravura e il fascino. C’era qualcosa di “superiore” e di spirituale, ma anche di viscerale e sessuale. C’era una lettura apodittica della mia esistenza, ora lo so ma all’epoca lo “sentivo” senza saperlo.
 The Kids Are Alright è il film che più amo al mondo, e ci sono tantissime ragioni per questo, e tutte personalissime. Perchè, a distanza di trent’anni, capita che io e Pete ci scriviamo, o ci vediamo. Ci sorridiamo senza parlare, anche via Skype, oppure lui mi fa un “agguato” (dolce) come la serenata fuori dal concerto di Brixton, in strada al gelo, o estraendo dal cilindro Rosalind Nathan durante una gita in barca, o chiacchierando a lungo con il mio bambino (che, con la mia traduzione, gli dice: “Il concerto degli Who mi è piaciuto ma il mio gruppo preferito sono i Clash!”).
Ora so che quell’immagine di The Kids aveva un senso e una ragione. E che esiste un destino, ma che siamo noi a doverlo “leggere”, sostenere, incoraggiare. E dobbiamo muoverci con coraggio. Questa è la vita e la musica insegna.
Da quel giorno, in quella sala buia, moltissime cose sono accadute. Gli anni sono trascorsi tra temporali, note, innamoramenti, colpi di scena, figli, viaggi, addii, batticuori.
Ma io continuerò a correre come “greyhound girl” faceva attraverso gli States, quando seguiva gli Who in tour e soprattutto il loro chitarrista. Basta ascoltare la canzone per capire ciò che è stata, e continua ad essere, la mia vita. A volte l’ho scelta, più spesso lei ha scelto me.
Dentro a quel cinema, ho capito che non dovevo avere paura.

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2 pensieri su “Don’t cry, don’t raise your eye

  1. Raffaele Lombardi

    A Firenze negli anni 80 c’era un cinema fantastico, si chiamava “Universale”. Passavano sempre gli stessi film, un mese il tema era “erotico italiano” (praticamente l’intera filmografia di Tinto Brass), un altro mese “thriller” (tutto Dario Argento) e per finire un mese dedicato al “musicale” (Jesus Christ Superstar, Hair, The Rose, The Song Remains The Same, The Wall e naturalmente Tommy, Quadrophenia, The Kids Are Alright)
    Per ogni tema c’era un pubblico adeguato; durante l’erotico gli spettatori, oltre a fumarsi tonnellate di spinelli, ululavano in gruppo nelle scene più spinte; durante il “thriller”, oltre a fumarsi tonnellate di spinelli, gridavano e gettavano mozziconi accesi verso lo schermo; infine, giunto il turno del “musicale”, cantavano a squarciagola come neanche ad un concerto (e naturalmente si fumavano le solite tonnellate di spinelli)
    Noi ragazzi di paese andavamo fino in città sempre in gruppo, otto, dieci “Vespa” in movimento verso quello spazio dove la nostra dimensione prendeva altra forma, ci sentivamo più grandi, più “ganzi”(oggi si direbbe “cool”)
    “The Kids Are Alright” mi ha sempre divertito da matti, mi ci sono sempre riconosciuto. Sin dalla prima scena quel film o non lo capisci o…lo ami.
    Nessuna altra band al mondo avrebbe mai potuto fare qualcosa di simile, nessuna altra band al mondo avrebbe scelto di fare quel film, nessuna altra band al mondo sono gli Who.

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