Di corde e di catene (mentali). Nel nome di Neil Young

Come chitarrista non sono affatto bravo, suono per automatismi e quindi non sono affatto bravo

Per quanto possa sembrare incredibile, mi sono ritrovata a consolare un mitico chitarrista che, prima dei concerti, andava in crisi su una questione in realtà legata più a fragilità personali che oggettive. Eppure, per certi aspetti, questo pensiero un po’ di verità la contiene ed ogni musicista lo sa bene. Per questo l’altra sera, tra le prove e la performance in occasione dei 70 anni di Neil Young a Correggio, ho raccontato l’aneddoto a Francesco Lucarelli.

Listener

Lucarelli è una persona alla quale mi sento grata perché, per una di quelle misteriose assonanze che ogni tanto accendono associazioni mentali, un bel giorno mi ha proposto di suonare l’arpa in alcuni brani di Young, insieme a lui. Cosa che è coraggiosamente accaduta, grazie all’energia e alla volontà di una delle persone a cui voglio più bene in assoluto: Giampaolo Corradini. Oltre ad aver condiviso il palco con vari amici dal cuore rock, ho conosciuto Stefano Santangelo, un mandolinista che in certi momenti trasforma le corde in canto e in altri in un violino con le ali.

Sono tornata a casa contenta ma soprattutto grata a queste persone perché mi hanno insegnato qualcosa di nuovo e di prezioso ossia che la base accademica è qualcosa di eterno ma, come nella vita, ogni tanto è utile spezzare le catene che tendono a fermarci sempre lì, in sicurezza, per affrontare l’incerto. Un aspetto riguarda il rimettersi in gioco, tarando i propri limiti e necessità (e voglia) di ideare arrangiamenti degni del repertorio e degli intenti di chi suona. Un altro riguarda la collaborazione con gli altri, che per un’arpista si rende particolarmente necessaria, essendo lo strumento ancora in fase di crescita: si pensi che, fino all’Ottocento, il cromatismo sull’arpa era qualcosa di vagamente concepito, il suo utilizzo strumentale in orchestra avvenne principalmente grazie all’arpa di Erard. Ho sempre avuto gran sete di una maggiore letteratura per arpa solista ed infatti chiedo a qualsiasi compositore di scrivere qualcosa (vado fierissima del fatto che molte prime opere siano state dedicate a me, persino dal celebre Lawrence Ball, le cui musiche spero di registrare presto).

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C’è poi l’arpa celtica, nata soprattutto per la musica popolare nordica, spesso come accompagnamento pressoché diatonico di filastrocche accennate in punta di vocalizzi. Quell’arpa celtica che, l’altra sera, con Lucarelli ho cercato di trasformare in strumento ritmico più duttile del consueto, con qualche ricerca di suoni omonimi e rinforzo di bassi laddove occorreva.

La parte di critico musicale che aleggia in me anche quando mi nascondo dietro le otto dita sulla cordiera, vuol concedersi due osservazioni. La prima che un piccolo ma prezioso bagaglio come quello descritto lo si acquista solo se gli altri sanno suonare. Ho apprezzato lo stile di Francesco, anche vocale, nonostante l’umiltà con cui lui si è definito musicalmente – non a caso, l’umiltà appartiene anche al chitarrista citato all’inizio di questo blog ed è una qualità rara. Più spesso del dovuto, capita di ascoltare cover in cui la voce rincorre quella del cantante originale, sostenuta (?) da armonie simil-veritiere, copiate da infiniti ascolti su disco. Alla base c’è un affetto sincero e questo è ammirabile però manca qualcosa che invece ho ritrovato nelle versioni che Lucarelli ha fatto di Neil Young e nel cristallino accompagnamento di Santangelo: si chiama PERSONALITA’ ed è un ingrediente unico al mondo.

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Forte di questa esperienza, e grazie al lavoro extra svolto per gli Who (a proposito: ci si rivede tutti a Londra il 13 febbraio e a New York in marzo?), a giorni acquisterò la mia prima arpa elettrica. Considerando che ho chiamato mio figlio Pietro in omaggio a Townshend, che la mia arpa celtica si chiama Silly a causa del modo in cui spesso la suono e che la mia suadente arpa classica si chiama Stevie (indovinate il perché), chiamerò la mia arpa elettrica Lucy. In tal modo, renderò omaggio sia a Lucarelli che ai Beatles. Sperando di suonarla in futuro attraverso kaleidoscope eyes.

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