The Blues to The Bush to The Royal Albert Hall to Giuseppe (1999 and 2015 and The Future)

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– Joseph, ti dedico il mio prossimo post sul blog!

– Sì, figurati…

Ecco, Giuseppe Moleri altrimenti detto “Joseph” da tutta la Who-family (che ti conosce e ti apprezza, almeno quanto me). Se hai dubitato delle mie parole, allora tu non mi conosci… non mi conosci ancora. Com’è possibile?

Tirandoti bonariamente le orecchie, adesso ti tocca. Perché sì, verrà il momento di parlare ancora di Pete, degli Who, del tour e dell’America ma io adesso voglio parlare di te.

Non sai quanto (quanto quanto) piacere mi abbia fatto vedere la tua sagoma avvicinarsi in mezzo al codazzo notturno della RAH, la sera del Classic Quadrophenia. Ti eri avvicinato in molte altre occasioni, muovendoti persino per le presentazioni dei miei libri. Ma questa volta, caro Joseph, era diversa.

Ti ho sempre considerato speciale: non è da tutti ritrovarsi, di punto in bianco, a fare il Daddy Rock di quattro (straordinari) figli con lo spirito e l’energia che da sempre ti contraddistinguono. Soprattutto non è da tutti rimettersi on the road dopo aver detto addio ad uno di loro e aver pianto tutte le lacrime che gli oceani potessero contenere. “Reagisco per tutti gli altri” mi hai sussurrato a Londra. “Perché è giusto farlo, la mia salvezza e la mia memoria stanno tutte qui”.

Here by the sea and sand / Nothing ever goes as planned…

In passato, io e te ci siamo silenziosamente allineati decine di volte, senza saperlo. England, Usa, Germany, Switzerland… finché il destino ha voluto che incappassi, sotto il cielo notturno di un clima pre-natalizio che tagliava in due i fumatori fuori dallo Shepherd Bush Empire, in un barbuto italiano che saltellava nel gelo in attesa che uscissero gli Who, dopo il secondo dei loro bellissimi show del 1999.

Non ricordo esattamente se fu prima o dopo che caricarono Noel Gallagher ubriaco fradicio (e vomitante) sul camioncino, originariamente destinato alle chitarre, ma so di certo che finalmente Giuseppe tu ti presentasti e io feci quello che, in ogni possibile occasione, ho sempre fatto: mi sono tolta il pass e te l’ho messo al collo.

“Buon Natale!” ti ho gridato ma tu ti eri già fiondato giù dalla scaletta, in preda al desiderio di riuscire a goderti l’ultima parte di una bellissima festa – e così fu.

Ero sicura che ti avrei rivisto a Lifehouse, così come in altre occasioni, ma l’altra sera sei riuscito veramente a stupirmi.

A stupirmi tu, che balli fino all’alba con la figlia minore di Roger – e lui non si arrabbia.

Tu, scelto come cavaliere dalla famigerata Mamma Townshend (e io davvero mi piegai in due dalle risate quando poi raccontasti i dettagli).

Tu, che alzavi il calice di birra con John (fosti uno degli ultimi a riuscire a farlo ridere) e ti beccavi le pacche sulla spalla da Ray Davies (mentre io aspettavo, indomita e defilata, che si aprisse il solito camerino come se il resto del mondo mi fosse totalmente indifferente).

Tu, che a Verona hai risollevato il morale della band nel momento più critico, Shelter From The Storm (vorrei tanto che fossi tu stesso a raccontarlo nel prossimo progetto sugli Who che sto curando), e i dettagli qui si fanno particolarmente illegali

E ancora tu, che la davi ad intendere a Crosby e a Nash in una maniera in cui, osservandoti da lontano, avrei scommesso che da te avrebbero acquistato un’intera enciclopedia ciascuno. Per non parlare di Tom Petty (senti un po’, ma quando la scrivi un’autobiografia?)

Ne abbiamo vissuti di bei momenti, in questi ultimi 15 anni, caro Joseph. Peró ci è scappata anche qualche lacrima – e ci stava, altro che!

Guarda che io tra un paio di mesi ti aspetto a Los Angeles: la California senza Giuseppe Moleri non sarebbe la stessa.

PS Nei momenti difficili, io ho tre punti di riferimento: il primo si chiama Pete, il secondo Paolo Bossi (il mio Guardian Angel, che sulla sedia a rotelle va molto più veloce di me lungo i tornanti della vita) e il terzo sei tu.

Da voi cerco di imparare la dignità che eleva il dolore e partorisce il coraggio. Ci provo.

Forse questo non te lo immaginavi, caro Joseph, ma ora lo sai. È tutto scritto qui, nero su bianco.

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