Has Anyone Ever Written Anything For You (Stevie Nicks)?

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Where Is The Reason? Well, Don’t Blame It On Me. Blame It On My Wild Heart

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Stephanie Lynn Nicks è nata graziosa. Crescendo, è diventata bellissima.

La sua bellezza, riflessa soprattutto nel viso aggraziato e nel (giovane) fisico minuto da ballerina classica, ha una componente di magnetismo che non vi aspettereste da un tale esserino.

La sua bellezza ha un sapore sessuale indefinito, che prende corpo in un preciso istante: quando i suoi occhioni neri vi si piazzano dentro e non vi mollano più.

La sua bellezza vi trafigge l’anima grazie a una caratteristica irripetibile: una voce che proviene dell’utero.

La definizione è mia, e gliela dissi quando la intervistai, sul finire degli anni Novanta a Los Angeles. Stevie allargò un sorriso e  improvvisamente tutta la stanza s’illuminò – e anche un po’ la mia vita: avevo coniato un nuovo termine su di lei.

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Stevie Nicks – per me, e sicuramente per tanti sparsi nel mondo – è stata molto di più della “bella cantante dei Fleetwood Mac, quelli di Rumours” (e piantatela con la litania “A me piacciono i Fleetwood Mac, ma quelli di Peter Green” – che tanto, di Peter Green sapete poco o nulla, men che meno di TUTTO ciò che i Fleetwood Mac hanno fatto prima e dopo di lui!)

Stevie Nicks sa scrivere canzoni. Perfette canzoni. Ascoltatevi “Dreams”, o anche solo “Gypsy” e “Seven Wonders”.  E adesso ditemi se non sono cucite da Dio.

Ma è pop! No, è rock! No, c’è anche dell’elettronica.

E chi se ne frega, scusate… Sono CAN-ZO-NI. Cerchi sonori perfetti che, una volta ascoltati, vi rimangono cuciti addosso, che vi piaccia o meno.

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Stevie Nicks sa scrivere i testi. Oh, se li sa scrivere! Le sue storie, prettamente femminili, parlano di COME ESATTAMENTE UNA DONNA SI SENTE NELLA VITA: Dea e perdente, angelo e troia, ma senza contrapposizione. Stevie, nelle sue canzoni, ti grida che IN UNA DONNA C’E’ TUTTO QUESTO, INSIEME!

C’è la commozione, c’è la seduzione, c’è la fragilità, c’è la forza, c’è la paura, c’è l’autodistruzione, c’è la rabbia, c’è il desiderio, c’è il sogno, c’è la tristezza, c’è la passione.

The problem here is not my fear
The trouble is you can’t convince yourself
For tonight, let’s lose the past
Make love last – Put our worries up on the shelf

We’ve been through thick and thin, and back again
And we can endure love’s sweet pain
Remember, starting the fire is easy
The hardest part is learning how to keep the flame

Love’s like walking a real fine line
You get too close and you’ll go blind
Let go too long and it will drift away

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Lasciamo perdere, per poco, i Fleetwood Mac. Passiamo subito alla Stevie solista e a quanto, oggettivamente, in tanti siano stati – al di là dei gusti – prevenuti rispetto alla sua carriera. Nonostante l’enorme successo di “Bella Donna“.

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L’altra notte, sotto la luna, ho riascoltato in cuffia un album della Nicks, tra quelli meno apprezzati (non da me): s’intitola “The Other Side of The Mirror” e, partendo da Alice, mette a fuoco la parte di ombra che c’è dentro di noi. Tra amori-fantasma, oggetti d’amore, coppie appassionate e costrette al distacco dopo l’amore. Perché sì – diciamolo subito, senza mezzi termini: i Fleetwood Mac, e la Stevie in particolare, i suoi amori li ha vissuti con tutto lo slancio possibile. Sposati (spesso) e non. Ce li ha cantati, e raccontati, e subìti, e goduti. Sono diventati parte di lei e, soprattutto, delle sue canzoni e del suo ESSERE DONNA SENZA COMPROMESSI.

Su Facebook, l’amico Ermanno Labianca (una delle persone che stimo più, sia per la sua preparazione indiscussa che per la serietà – e umiltà e generosità – con cui porta a termine i suoi lavori, spesso producendo artisti meritevoli che solo un animo coraggioso sa riconoscere) mi ha donato una riflessione sulla “questione Nicks” arguta e inarrivabile.

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Eccola:

Io credo che a sfavore della Nicks, di cui non tutti conoscono o ricordano l’album Buckingham/Nicks e le cose migliori da lei fatte in seno ai Fleetwood Mac (anche quelle minori rispetto a “Dreams” e “Sara”), abbiano giocato l’immagine e certi eccessi di produzione di fine anni Ottanta, in quella carriera solista che era partita benissimo ma in cui a un certo punto è mancato qualcosa/qualcuno a donarle quella sobrietà che quasi tutti i songwriter nati artisticamente nei primi anni Settanta hanno cercato per adeguarsi ai tempi. Se vocalmente per qualcuno la Nicks può essere spiazzante e sopra le righe (i gusti sono gusti), come “costruttrice” di brani e melodie resta tra le più brave della sua generazione, ma non si è mai fatta fotografare seduta a un pianoforte o con una chitarra acustica sia pure al suo fianco: questo l’ha blindata in quel personaggio un po’ atipico che si è costruita, così poco rock, così poco folksinger, nemmeno centratissimo rispetto alla logica estetica del cantante pop-rock. Lei è sempre stata un’altra cosa, è rimasta a danzare in una bolla tutta sua, e ha strenuamente difeso la sua visione, amplificandola anzi in ogni modo potesse. Il risultato è che le sono rimasti al fianco quelli che sapevano tutto di lei e sapevano leggere tra le righe, ma per lo sguardo di chi era al di fuori troppi veli (nel vero senso del termine) hanno offuscato la sua immagine. E quando è arrivata Sheryl Crow a darle una mano da fan riconoscente forse non c’era più nessuno là fuori a volersene accorgere.

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Qualcuno, là dentro, invece se n’è accorto. Vi basti pensare ai duetti con Tom Petty, ma anche alla collaborazione – mai sopita – con Mike Campbell. Pensate a Bob Dylan (con il quale si narra di un flirt), che si “scomoda” e va a suonarle l’armonica nella versione di “Just Like a Woman” (nell’imperdibile “Street Angel”). E a molti, molti altri: Prince, Dave Stewart, Dave Matthews…

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E sarebbe pure bastato solo pensare alla presenza costante di Buckingham, arrangiatore preziosissimo di tutti i migliori brani della Nicks nei Mac (lui l’amava, al punto da convincere Mick Fleetwood – che ancora non la conosceva – a portarsela con lui nei “nuovi” Fleetwood Mac. Ma lei lo tradì e la storia finì tutta in “Go Your Own Way”: quale vendetta migliore, se non quella di far cantare a lei stessa quelle frasi “cattive”? A distanza di anni, lei precisa: “Non ho bisogno di giustificarmi, Lindsey aveva un caratteraccio e mi mancava sempre di rispetto”. Rumours, insomma…)

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Il tutto, con una “particolarità”: la Stevie, dei suoi colleghi musicisti s’innamora. E s’innamora in modo plurimo, totalizzante.

Che ci crediate o meno, a me ha raccontato che “solo due sono stati gli amori veri”:

1) Mick Fleetwood – fu una follia, non solo era sposato ma c’era tutta la band che non doveva saperlo… e così, ci incontravamo appena potevamo ed era estasi pura (se anche non volessimo crederle fino in fondo, l’espressione che i due hanno sulla famigerata copertina di “Rumours” non ce la manda a dire…) 

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2) Don Henley. Con lui, Stevie forma una coppia bellissima. Talentuosa. Speculare. Lei si getta improvvisamente tra le sue braccia- e, ancora una volta, segretamente durante la sua relazione ufficiale con il produttore Jimmy Iovine, al quale deve peraltro il successo di “Bella Donna”. Prima, si concede persino il tempo di una follia: sposa (per divorziare nel giro di pochi giorni) il vedovo della sua amica d’infanzia, morta a causa di una leucemia fulminante. In tal modo, Stevie adotta legalmente il bambino dell’amica rimasto orfano – non ci è dato sapere se con il marito, nella disperazione, abbia consumato la luna di miele oppure si sia trattato solo di un matrimonio “di forma” – ma non è poi così rilevante poiché Don è ormai a due passi.

It wasn’t like the others… it was nothing at all
It wasn’t like anything… it was easy to fall
Love don’t mean what it says at all
My destiny says that I’m destined for it all

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Stevie, con Don è già dichiaratamente “wild heart”. Ma c’è un ma… la cocaina, già presente a fiotti pochi mesi dopo il primo, omonimo album dei Fleetwood Mac, con l’eagle Henley viene, se possibile, quadruplicata. Se Stevie “viaggia a 100 km all’ora”, Don la supera di un terzo – e lei lo segue. Ed ecco l’amarezza della dipendenza, un paio di (desiderate) gravidanze andate inevitabilmente male e un grande amore vero che non è riuscito ad essere più forte della dipendenza.

I due duetteranno:

Is love so fragile
And the heart so hollow
Shatter with words
Impossible to follow
You’re saying I’m fragile
I try not to be
I search only
For something
I can’t see

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In “Rock a Little”, Stevie tocca il suo fondo di solitudine. Va a disintossicarsi, ci riesce, ma prende ancora troppi psicofarmaci. Rischia la vita.

C’è un altro episodio, fulmineo e increscioso, al quale solo i giornali locali accennano. Un pazzo la rapisce e la tiene segregata per alcuni giorni. Quando la polizia li trova, lei sta bene – ma non ne parlerà mai più, neppure nelle sue canzoni. Lascia definitivamente Los Angeles e torna nella sua Arizona, dove vivrà accanto ai genitori – fino alla loro recente scomparsa – e, soprattutto, accanto al fratello, che da sempre la assiste.

You say I have everything
Well, I’m living on dreams and chains
I sing for the things money can’t buy

You say you don’t believe
Well, could you just look at me?
Look deep into my eyes… my love

Well, have you ever been in love?
Have you touched the soul of someone?
Did the fear inside you make you turn and run?

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Gli anni trascorrono, resta la coerenza di sempre. La magia non si è perduta, lo “zoccolo duro” (e piuttosto vasto) dei fan dei Fleetwood Mac seguono le belle reunion (ce n’è una in corso, con il quintetto al completo, che mi attende il prossimo giugno a Londra, per esempio…)

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Ci sono le partecipazioni televisive, altri album. La voce di Stevie si è fatta ancora più “bruna”.

Quella voce particolare, che viene dall’utero… 

E qui, fatemi citare una canzone che s’intitola “Every Day” (da “Trouble on Shangri-La”) e andate a scovarla per capire cosa intendo.

Alle spalle, ci siamo lasciati gli strabordanti – e un po’ troppo 80s – arrangiamenti degli album precedenti. La musica è “pulita”, le ballate rock e semplici. Ancora una volta, gronda la passione.

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Ooh the two of us…
Estranged sometimes for their very survival
Outraged at each other… engaged to each other in their hearts…
But they live apart…

Two kinds of love…
One for the way you walk…
One for the way you love me…
(You’re a great temptation… )

BOOOOOT

Infine, c’è una canzone – una sola canzone – che può dirvi quanto Stevie Nicks sia (come, giustamente, la chiama l’amico giornalista Paolo Vites) la DEA DEL ROCK.

S’intitola “Gold and Braid” ed è un’interpretazione live dal “Bella Donna Tour” , contenuta nel triplo cofanetto “Enchanted”. Andatevela a sentire, magari scovatela in rete.

Dopo di che, se ancora non avete capito la grandezza di questa artista, non vi resta che trovare un ottimo psichiatra.

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4 pensieri su “Has Anyone Ever Written Anything For You (Stevie Nicks)?

  1. Man with the rose

    Eccellente

    Mi piace

  2. come non condividere ? Stevie è una delle ultime dee, sopravvissute alla fine dell’adolescenza….musicale.

    Mi piace

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