Waiting On A Friend – Ricordando Giorgio Sogni

524241_284519601637607_122726052_n

E’ strano come passi in fretta il tempo e quanto poco impariamo a staccarci dalle nostre passioni terrene – giusto o sbagliato che sia. Gli amori ci incantano o ci devastano, ma vanno e vengono e più o meno l’ho imparato. La cosa più preziosa, intima e dolorosa è perdere un’amicizia. Di amici cari, io ne ho persi due e ogni volta è stato come se qualcuno avesse strappato via un pezzo di me.

Giorgio Sogni non è più qui. Se n’è andato, non senza aver prima morso una vita avventurosa e coinvolgente, anche per chi ha avuto la fortuna di conoscerlo e di frequentarlo.

Non ho mai scritto di Giorgio, pur ricordandolo spesso nelle conversazioni tra amici: che si chiamano Roberto Zucconi, Massimo Bonanno, Mauro Luppi, Aldo Pedron, Christian Diemoz e l’immensa schiera di fan e musicisti che seguono (o lavorano per) i Rolling Stones.

Giorgio riposa in un piccolo cimitero dietro Rottofreno, in una zona dove mi capita di andare a correre. E mi piace immaginarlo mentre mi guarda e dice: “Te la qui, che corre anche questa mattina!”

L’altro giorno mi sono fermata e ho atteso qualche istante accanto alla lastra di marmo che porta il simbolo rock per eccellenza, quello che ha contraddistinto la vita di Giorgio, le sue passioni, i suoi incontri e i suoi viaggi e che si chiama Rolling Stones. Ho avuto una strana sensazione, tanto che l’altra notte Giorgio si è tuffato dentro a un mio sogno e ha detto: “Non voglio essere dimenticato”.

Sì, è stata una bella amicizia la nostra. La era davvero. Prima di tutto, voglio dirti che quando capitava di uscire con te e con Roberto, avevo la liberatoria sensazione di essere un po’ “maschia” anch’io – con l’unica differenza che, a un certo punto, spuntavano donne (e spuntavano, oh se spuntavano…) e allora io mi dileguavo. “E’ la mia sorellina” (cit)

Non mi offendevo perché mi facevi ridere, Giorgio. Facevi il macho ma non lo eri. Con il tuo aspetto giovanile, alto e magro e biondo, cuccavi un certo tipo di donna – e poi te ne lamentavi, facendomi ridere a crepapelle con i tuoi aneddoti à la “Sex and The City” in versione maschile.

In realtà, tu eri un tenerone. Conoscevi l’impeto e fuggivi la noia, ma eri tra le persone più simpatiche, dolci e bizzarre che abbia mai conosciuto.

E ci siamo conosciuti in modo un po’ strano, io e te… a spezzoni, per poi riprenderci e non mollarci mai.

Era infatti emerso che la prima volta mi avevi vista in trasmissione da Fabio Treves, che mi volle al suo fianco in “Punk… e a capo”, sul finir degli anni Ottanta su Teleradiomilano 2 perché venne a sapere che, appena adolescente, inseguivo già gli Who e Pete Townshend  (a proposito: grazie, Fabio, hai dato il via a una bella serie di “casini” con la tua scoperta, ma ti vorrò sempre bene e lo sai).

208923_4157179125604_989568303_n

E’ poi saltato fuori che io e Giorgio ci eravamo visti e parlati a Washington, e forse al Madison Square Garden, ma è stata la pubblicazione di “Magic bus – diario di una rock girl” che lo ha spinto a cercarmi – e a presentarmi il mitico Roberto Zucconi (fatto non secondario…)

– Pronto, mi chiamo Giorgio Sogni. Mi hanno detto che sei stata un po’ groupie… io è da anni che seguo gli Stones. Posso invitarti a cena?

Accettai e quella cena durò fino all’alba. No, non fraintendetemi: io e Giorgio, che ci crediate o meno, non siamo mai finiti a letto. Anche se a letto, quella notte, ci siamo messi per davvero. Sdraiati, a parlare e ad ascoltare per tutto il tempo “Exile” (una decina di volte?). Ad un certo punto, ricordo che eravamo a testa in giù con le gambe distese per il lungo sulla parete dietro al letto  (Giorgio aveva un letto a baldacchino, con tanto di famigerata linguona rossa!)

– Hai belle gambe, però vicino alle mie sono un po’ corte.

– Sei tu che sei un giraffone!

Ciò che non riuscirò ad esprimere, in poche righe, sono le centinaia e centinaia di ore trascorse ad ascoltare musica, e a parlare di musica, e a vivere di musica. Di persona, al telefono, tutta una notte in macchina sotto casa mia… e poi e poi…

La confidenza nasce spontaneamente e noi la si coltivava. Ci fu un momento in cui Giorgio ascoltava i miei racconti di studentessa in Filosofia “innamorata” del suo professore – un classico. Ci fu un altro momento in cui io ascoltavo Giorgio raccontare un’incasinatissima relazione che aveva con una donna sposata – un altro classico. E insomma, ci si confrontava. Ci si sfotteva. Ci si “scuoteva”.

rollingstones_1_1342780498

Giorgio voleva sapere degli Who e di Pete e naturalmente mi parlava tantissimo degli Stones, ma non solo di quello. Lui conosceva le mogli, le amanti, le groupie, le fan, chi lavorava dietro le quinte di un tour, le coriste… Io conoscevo, a mia volta, una serie di figure simili e speculari. Lui, più americano. Io, più londinese.

Ma si parlava anche della sua ex fidanzata di Parma, che però alla fine se n’era andata “perché sono stato una testa di cazzo e adesso è troppo tardi” (cit) Oppure del tizio con cui uscivo io.

Una volta, per tirarmi su il morale, prenotò una cena in una specie di castello, sulle colline piemontesi.

– Dai, facciamo finta di essere Mick Jagger e Marianne Faithfull!

E fu piacevole finché lui non alzò il gomito (e lo fece, quella sera, in modo pesante) e io fui costretta a guidare faticosamente – ma anche, più volte, ad accostare – la sua macchina sportiva, tenendogli una mano sulla fronte mentre lui vomitava.

Tre giorni più tardi, sentenziò: “Io e te siamo già in fase confidenza acuta. Praticamente, abbiamo sorpassato tutto quello che le coppie vivono (innamoramento, amore, noia, tradimento, perdono, accudimento…). Te conosci tutto di me e io di te,  solo che abbiamo tralasciato tutto il divertimento. Che culo…

Abbiamo sempre riso tantissimo, io e Giorgio. Anche quando andammo a vedere gli Stones, l’ultima volta insieme, a Milano. Accanto a noi c’erano gli amici di sempre e fu davvero bellissimo.

In tutto questo c’è un lato negativo, sai Giorgio? Ed è che adesso, tornare a vedere gli Stones mi mette un fondo di tristezza che neanche immagini…

10550871_778863315536564_1184115502393230533_n

Una terribile sera, squillò il telefono. Roberto mi disse cosa ti avevano detto i medici. Io ti sapevo influenzato da qualche giorno, quindi sussultai e gettai via la cornetta. Mezzora dopo ero chiusa dentro la mia Clio, davanti a casa tua. Sarò rimasta lì a piangere almeno un paio d’ore. Io volevo – e dovevo – scendere e suonare il tuo campanello, ma non potevo farlo piangendo. Allora continuavo ad osservare la tua ombra passare davanti alla finestra. E ti ho persino “evitato” quando hai fatto uscire il cane in giardino.

Sono tornata a casa e il giorno dopo mi hai telefonato tu. Secondo me, sapevi che Roberto mi aveva spiegato tutto.  Perciò, tu hai parlato d’altro. Io ho parlato d’altro. Era come se tutto il mondo stesse parlando d’altro, sopra e attorno a noi e dentro ai nostri pensieri. Ciònonostante io e te stavamo parlando di quello. Esattamente di quello, senza mai pronunciarne le parole.

Le settimane in cui sei stato in ospedale, ho persino rotto con il mio fidanzato. Perché (ma c’erano anche altri motivi…) comunque “non si può reggere una morosa che passa la notte al telefono con un amico – passi per Townshend, che almeno è lontano, ma questo no!”

Le ricordo benissimo, quelle nostre telefonate. E le visite in via Taverna.

Cari miei, dovete sapere che Giorgio avrà anche avuto una leucemia, ma in ospedale aveva già un’infermiera che “gli teneva compagnia”

Sentire i suoi racconti era una delle cose più spassose dell’universo. Non c’era volgarità, ma allegria e constatazione di quanto a volte le persone si sentano sole e bisognose o anche solo attratte l’un l’altra, nelle situazioni più inattese e impensate.

– Ogni lasciata è persa, secondo te?

– Noooo! Ma come fai a ragionare così?

– Sì, invece!

E qui, s’inseriva il Roberto: – Ooooh, altro che!

– Te tès! (all’unisono)

L’ultima volta che sono venuta a trovarti, eri molto stanco ma speranzoso. Il professore ti aveva detto che, di lì a poche ore, c’erano buone possibilità per un trapianto. E ci speravamo, oh se ci speravamo. Ricordo che mi ero seduta sul tuo letto e tu avevi detto:

– Se mi facessero un trapianto di gambe, vorrei senz’altro le tue!

– Locco!

521374_288823631207204_425643359_n

Prima di uscire, ti ho lanciato un bacio dalla porta. Mi hai risposto con una smorfia e ti sei coperto un occhio con la mano: “Ma dimmi te, se uno che sta già male deve anche beccarsi uno schiocco simile sulla retina!”

Poi sono uscita nel buio e nella nebbia. E tu già non c’eri più.

Nei giorni seguenti, eravamo tutti frastornati. Ho faticato a rimanere in chiesa, al tuo funerale, e ricordo un sacco di parole sugli Stones, sulla collezione dei tuoi dischi, sulla tua casa ormai vuota, su tutti i viaggi che hai fatto – perché sì, tu con gli Stones avevi girato il mondo in lungo e in largo: dall’Asia alle Americhe, dal Brasile all’Europa… e hai fatto benissimo, caro Giorgio!

E’ stato Massimo che, un giorno, mi ha ridato la forza di piangere dopo molto tempo. Mentre era in tournée con gli Stones, chiamò per dirmi: “Eleonora, sai che alcune persone vedono Giorgio tra la folla? Non sono matti! L’ho persino visto io in un filmato, con i miei occhi. A un certo punto, si vede la sagoma di Giorgio. E’ proprio lui, non uno che gli somiglia!”

Ma va là… come se non lo sapessi che se ci sei, sei lì che insegui ancora il tuo Keith Richards (e le groupie)

Hai fatto in tempo a lasciarmi la canzone che una volta mi hai dedicato, perché parlava di noi:

“I’m not waiting on a Lady, I’m just waiting on a friend”

filming-video-waiting-friend-1981

Per dirla col mio amico Costello: di sicuro, io e te siamo stati i non amanti migliori del mondo.

Advertisements

Un pensiero su “Waiting On A Friend – Ricordando Giorgio Sogni

  1. Una delle canzoni che più amo degli Stones. Sottovalutata da molti (ma tutto Tattoo you è stato un po’ sottovalutato, almeno inizialmente, soprattutto proprio il secondo lato. Meno male che io sono ignorante, e proprio quel lato è uno dei miei favoriti deI Rolling Stones). Amo questa canzone proprio perché aspetto da sempre quell’amico. Certo ne ho trovati, ma non quello. Mi fa sempre piacere quando vedo che qualcuno invece lo ha trovato

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...