THE FIRE STILL BURNS

Un anno fa Chiara Veltri, editor di “Pure and Easy” (il mio libro pubblicato da Arcana), mi ha raggiunto con una telefonata in Toscana per dirmi che aveva incontrato Townshend a Richmond. Avevano parlato a lungo e lui le aveva consegnato un messaggio per me.

In un certo senso, è grazie a Chiara se, qualche giorno fa, mi sono recata per la prima volta nell’attuale casa di Pete.

Le ragioni per non farlo sino ad ora sono state molteplici. Non ho mai amato irrompere nella privacy di qualcuno, neppure se si tratta di chi ho conosciuto bene. Inoltre, rispetto a quando andavo agli Eel Pie Studios di Twickenham (oggi, purtroppo, sono stati venduti ma potrebbero benissimo metterci una targa con su scritto “EB qui ha sostato” poiché conosco i graffi di ogni singolo mattone a memoria), posso concordare un incontro o recarmi in ufficio.

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Insomma anche stavolta vedrò gli Who nella loro Stand Up To Cancer performance, forse li avvicinerò alle prove.

Ad accompagnarmi c’è mio figlio – che gli Who li ha incrociati, con i suoi occhioni enormi e circolari, per la prima volta a pochi mesi, durante un day off prima del famigerato e tempestoso concerto di Verona.

La salita dal centro di Richmond è lunga qualche chilometro ma devo dire che la bellezza del panorama, il profumo dei parchi e i bagliori della luce sull’acqua sono di grande conforto, al punto che Pietro si limita a chiedere un succo d’arancia e qualche sosta.

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Sorpassando piccole casette in perfetto stile inglese, il cammino si trasforma a un certo punto in un vero e proprio vortice. Curva dopo curva, il fruscio delle foglie prende il posto dei rumori del traffico, sempre più distanti.

Cosa farò, una volta salita? Busserò, è sicuro.

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Un signore sorridente arriva con in mano una pala, ha l’aria di essere il giardiniere.

Pete si è appena svegliato. Deve dire qualcosa? No, grazie. Preferisco aspettarlo.

Mi guardo in giro. Le due stanze che danno sulla strada sono oscurate ma solo da un lato, dall’altra parte proviene molta luce dalla veranda. C’è un piacevole odore di legno e di fresco. Questa è una costante delle case di Pete: legno, fiume ed alberi.

Per la prima volta non sono preoccupata di come ci saluteremo e questa sicurezza non è tanto legata al passato quanto alla presenza di mio figlio – so già da dove partire.

Ciò che non mi aspetto è il violento irrompere di un allarme che si mette a suonare a più non posso. Arriva di corsa il giardiniere, teme un principio di incendio.

AFTER THE FIRE, THE FIRE STILL BURNS

Esco sull’altro lato della strada tenendo il bambino per mano. Mi assilla un brutto pensiero: dov’è Pete???

Eccolo giungere dal retro di casa con passo deciso ma calmo. Thanks God!

Non sa che sono qui. Ho l’impressione che gli ci voglia qualche passo per mettermi a fuoco. E intanto arrivano i pompieri su un camion a sirene spiegate. Mi volto ad osservare l’altro “Peter”, quello small: a bocca spalancata, non perde un solo istante della loro entrata. Scommetto che gli sembra di essere nei disegni animati di “Sam”.

Fuori ci sono altre persone, una governante, un vicino di casa e alcuni passanti più curiosi che preoccupati. Ma è questione di poco, falso allarme.

Mi avvicino a Pete e lo saluto. “Non ho appiccato io l’incendio, per farti uscire” gli dico.
“Confessa”, risponde lui facendo un accenno alla giacca impropria con cui è uscito di casa. Poco dopo prenderà in braccio Pietro e, per farlo ridere, lo solleverà in alto come fosse una Gibson…
Un giorno, gli spiegherò tutto.

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